Papa Celestino V al Santuario dell’Incoronata.

Della presenza di Celestino V all’Incoronata nel 1295 accennano vari storici.

Essi affermano che il papa fuggiasco trovò per qualche mese rifugio nel nostro Santuario: Lelio Marino nel 1630, Vincenzo Spinelli nel 1662, Giovanni Battista Pacichelli nel 1703, Ottavio Coda nel 1715, Domenico Maria Potiglione del 1844, Francesco Gentile del 1951 ed altri minori più recentemente.

Che Celestino V abbia visitato l’Incornata è affermato da Casimiro Perifano nel 1834, Alfredo Petti del 1931, Michele Di Gioia nel 1955 e Marco della Malva nel 1970.

Morto il 4 aprile 1292 Niccolò IV, dopo una vacanza di oltre due anni, i cardinali chiamando a succedergli l’Eremita Pietro da Morrone, eletto il 4 luglio 1294.

Gli succedeva pochi mesi dopo – il 24 dello stesso mese – il Cardinal Caetani col nome di Bonifacio VIII, il quale, temendo che qualcuno potesse impadronirsi della persona del pontefice scaduto e creare lo scisma, stabili di offrirgli una dimora visitata ed accessibile. Ma, mentre lo faceva condurre a Roma, alcuni monaci dell’ordine religioso che il santo aveva tempo fondato e che da lui prendevano il nome di ‘Celestini’ riuscirono a farlo fuggire al Morrone sulla Maiella ove riprese l’antica vita di preghiera e penitenza.

Bonifacio VIII riuscì a farlo riprendere ma, nel tempo in cui si attendevano a disposizione da Roma, Celestino riuscì ancora a fuggire la dorata prigione che gli sarebbe stato offerta.

A piedi, il gran vecchio (nato nel 1815 era in età di 80 anni) percorse l’antico Tratturo N. 5 (Tratturo Magno, detto anche Tratturo Regio, che da Celano-arriva a Foggia) che per zone montuose e silvestri conduceva nella Daunia, raggiungendo così il Bosco dell’Incoronata.
Qui si nascose in attesa che i suoi monaci del Convento di San Giovanni in Piano, a poca distanza di Apricena, gli dessero il via per la partenza verso un luogo ancora più sicuro fuori dall’Italia.

Il via venne affrettato dal fatto che ormai la notizia della presenza di Celestino si era diffusa. Vi furono due tentativi di imbarco ma ogni volta delle furiose tempeste costrinsero i marinai a invenire la rotta a far ritorno nel porto (probabilmente Santa Maria di Merino).

Ne venne informato il governatore di Vieste che il nome di Bonifacio VIII e di Carlo II lo fermò fino a quando alcuni messi pontifici lo trasferirono a Fumone in provincia di Frosinone dove si spense l’anno dopo nella festa di Pentecoste (13 maggio 1296).

Venne canonizzato il 3 maggio 1313 da papa Clemente V ma il Decreto venne però pubblicato da Giovanni XXIII nel 1328.

La sua festa si celebra il 19 di maggio.

Il tempo che Celestino è trascorse all’Incornata e sul modo del suo ritiro ci informa tra i tanti Lelio Marino e poiché egli fu Abate generale dell’Ordine dei Celestini fu quindi in grado di attingere oltre che alla viva tradizione dei figli spirituali del Santo anche ad antichi manoscritti degli archivi dell’Ordine celestiniano.

Egli afferma che Celestino si ritirò nella selva di Incoronata “verso il principio del mese di marzo (del 1295) e vi si fermò fino al principio del mese di aprile o poco dopo, essendo che corse quell’anno la Pasqua il 3 di aprile”.

Dalla narrazione del Marino risulta che Celestino non prese Dimora dei locali del monastero annesso al Santuario e che allora era retto dai cistercensi ma in una di quelle ‘celle anacoretiche’ poste in un luogo pressoché inaccessibile, a breve distanza dalla comunità religiosa cistercense. Queste cellette infatti erano isolate così da ospitare i monaci desiderosi di dedicarsi interamente alla vita contemplativa.

Il santo ebbe compagni di due religiosi romiti: uno inferno e vecchio lato sano e giovane. Essendo quaresima si richiuse però in una piccola cella e lì stette così rinchiuso fino alla Domenica delle Palm.

Ne uscì per le celebrazioni Pasquali ma intanto la fame veloce e sonora predicava subito in ogni parte tanto la fuga, quanto il fermarsi di lui in qualsivoglia luogo”, sicché “ne anco in quel bosco sì fatto e remoto potè egli stare occulto come desiderava”.

Temendo poi il peggio decise di passare il mare per rifugiarsi in Dalmazia o in Grecia e si allontanò dalla Selva dell’Incoronata poco dopo la Pasqua. Lo Spinelli conferma la narrazione ma anticipa un poco l’arrivo dei Celestino all’Incoronata ponendolo al 27 di febbraio (1295).

Ignazio Silone ha steso una vera e propria biografia di Celestino V dal titolo “Avventura d’un povero cristiano” compiendo per l’occasione diligenti ricerche e illustrando soprattutto il percorso periodo trascorso nelle vicende della fuga per mare dalle sponde garganiche. Interpellando più volte da sacerdoti orionini, suoi amici, circa la permanenza di Celestino all’Incoronata ebbe più volte a dichiarare: “Ritengo attendibili gli accenni storici  del Lodeggiano e del Coda, altro assertore della notizia, ne mi stupisce che scarseggino i documenti sull’itinerario dell’ex papa e le sue varie tappe prima di Vieste data la duplice persecuzione di cui era oggetto”.

Vedi anche questo interessante articolo di Emilio Benvenuto.