Mons. Farina ed il Santuario dell’Incoronata

Relazione al Santuario dell’Incoronata  di Don Luigi Nardella – 23 luglio 2025

Il Santuario dell’Incoronata ha una storia millenaria ed ha avuto grandi momenti di fervore spirituale. Il suo degrado è iniziato agli inizi del 1800, quando la Francia occupò il Regno di Napoli, abolendo tutti i conventi ed i monasteri e confiscando tutti i loro beni. Anche i beni del Santuario dell’Incoronata vennero confiscati, e passati al Monte Frumentario, e si decise che le entrate percepite dal Santuario fossero devolute a beneficio dell’Ospedale dei Fatebenefratelli, del Conservatorio delle Orfanelle di S. Teresa e del Conservatorio delle pentite della Maddalena. I terreni a cultura del Santuario, invece, furono concessi in enfiteusi ai Signori Pasquale e Fratelli Di Nisi.

Il Santuario, passato così sotto la gestione dei laici, ha avuto come conseguenza un degrado pauroso, perché i laici erano interessati soprattutto ad incrementare le offerte in denaro per disporne a favore degli enti beneficiari. Anche la struttura del Santuario per la mancata opera di manutenzione si deteriorò ulteriormente.

Il Santuario non era aperto tutto l’anno, ma solo nel periodo che va dall’ultimo sabato di aprile alla prima domenica di giugno. Nel tempo di chiusura il Santuario era adibito ad ogni uso, non escluso quello di magazzino, e perfino di ricovero di bestiame.

Segue la parentesi del periodo Borbonico, iniziato nel 1816, in cui il Santuario fu concesso in dotazione all’Ospedale Civile di Foggia, il quale, a sua volta, fu affidato all’ordine religioso di S. Giovanni di Dio. Questi religiosi assunsero anche il compito di amministrare i beni del Santuario, destinati al detto Ospedale.

Quando vi fu l’unificazione dell’Italia il 7 luglio 1866 il Re Vittorio Emanuele II ha emanato una legge di soppressione degli Ordini Religiosi con i loro beni. In seguito a questa legge tutti i beni dell’Ospedale sono passati al Demanio. Ci fu, in seguito, un intervento del Sindaco di Foggia, Lorenzo Scillitani, il quale ottenne dal Governo italiano in data 20 luglio 1972 che il fabbricato dell’Ospedale Civile ed il Santuario dell’Incoronata con i suoi beni fossero affidati al Comune di Foggia, che ha potuto così continuare a destinare i beni del Santuario agli stessi beneficiari sopra indicati.

Col passare degli anni, dal tempo dell’occupazione francese in poi, il Santuario sul piano spirituale ha subito un ulteriore degrado, che è andato via via crescendo sempre di più, provocando una notevole diminuzione di partecipazione dei fedeli.

Anche i “baraccari” hanno fatto la loro invasione, sistemandosi attorno al Santuario… Alcuni di loro, dietro il pagamento di una somma, hanno occupato anche il piano terra annesso al tempio.

Nel Santuario, durante il periodo di apertura (dall’ultimo sabato di aprile ai primi giorni di giugno), le sacre funzioni venivano svolte da sacerdoti, inviati dal Vescovo dopo “laboriose trattative” con i laici amministratori del Santuario, i quali – come abbiamo già detto – miravano soprattutto a ridurre al minimo le spese per il culto, allo scopo di ricavare un profitto più grande per le opere di beneficenza che essi rappresentavano.

Molto brutto era il banco delle offerte, posto nelle vicinanze dell’altare della Madonna, al quale sedevano un laico, rappresentante degli Enti di beneficenza, ed un prete in rappresentanza della Diocesi. Tutto questo provocò un calo delle offerte, anche se i pellegrini non hanno mai smesso di recarsi al Santuario

Era questa la situazione del Santuario dell’Incoronata quando Mons. Farina iniziò il suo ministero pastorale a Foggia.

Il Vescovo Farina, in uno dei suoi primi interventi sul Santuario dell’Incoronata. su un fascicolo dell’Ospedale Umberto I di Foggia in data 7 maggio 1927 pubblica la seguente preghiera:

 

Preghiera di Mons. Farina alla Madonna Incoronata

Il titolo di “INCORONATA” col quale vi invochiamo, o Maria, ci dice la vostra infinita potenza, per cui Voi, quale Madre di Dio, incoronata Regina del Cielo e della Terra, siete stata costituita dalla S.S. Trinità depositaria e dispensatrice di tutti i tesori delle grazie divine.

La modesta effigie poi, nella quale, da secoli, vi compiacete di essere venerata con questo titolo, in questo santuario, che sorge nella solitudine degli antichi boschi delle nostre campagne, ci parla della vostra profonda umiltà e della vostra infinita misericordia, per cui, benché coronata di gloria sovrumana, vi compiacete incessantemente farvi piccola coi piccoli ed esaudire le loro preghiere, lenire i loro dolori, provvedere alle loro necessità.

Animati, perciò, dalla più grande confidenza, benché peccatori indegnissimi, noi ci prostriamo umilmente dinanzi a Voi, Regina e Madre pietosissima, e vi preghiamo di non respingere le vostre suppliche, ma a volerle, benigna, accogliere ed esaudire. Così sia.

 

Il 29 maggio 1929 Mons. Farina scrive una lunga lettera in risposta ad un questionario, inviato dal Card. Sbarretti, Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio. E’ un documento molto importante perché, oltre a raccontare le origini del Santuario, la sua storia e le sue tradizioni, ci fotografa la situazione di degrado del culto nel Santuario in quel momento storico… Ne riportiamo uno stralcio:

 […]

III[1]. Il culto del Santuario, trovandosi esso lontano dalla città, in campagna boscosa con pochi casolari rurali abitati da alcune famiglie di campagnuoli, è quasi tutto l’anno limitato ad una Messa festiva, che un sacerdote di Foggia si reca colà a celebrare.

Ma dall’ultimo sabato di Aprile, e qualche giorno prima, il Santuario è aperto alla solenne venerazione della Sacra effigie della SS. Vergine, fino alla prima Domenica di Giugno, e qualche giorno dopo: nel qual tempo è un continuo affluire di numerosi e devoti pellegrinaggi, specialmente dei popolani, di tutte queste regioni, che vengono anche da lontano ed a piedi, in processione, cantando e salmodiando… vi trovano alcuni sacerdoti inviati dal Vescovo e mantenuti a spese dell’Amministrazione Laica degli Ospedali Riuniti di Foggia, la quale oggi amministra anche il Santuario. I sacerdoti permangono colà durante tutto il periodo dei pellegrinaggi: celebrano la messa, ascoltano le confessioni, distribuiscono la Santa Eucaristia, perché la gran maggioranza dei pellegrini si accosta ai Santi Sacramenti, compiendo il pellegrinaggio per solo spirito di fede.

Ed infatti colà non vi sono monumenti da ammirare, né conforti di vita terrena da godere, eccetto l’aria aperta della campagna, ed una frugale colazione che i pellegrini portano dalle loro case, e consumano in crocchi familiari o di amici seduti a terra sull’erba ed all’ombra di una quercia, dopo un disagiato e lungo viaggio, qualche volta sotto la pioggia.

[…] Bisogna notare che …

  1. f) Per l’articolo 27 del Concordato, ora felicemente conchiusosi tra la S. Sede ed il Regno d’Italia è stabilito che “per i Santuari, nei quali esistano amministrazioni civili, subentrerà la libera gestione dell’autorità ecclesiastica”.

 

Il riscatto del Santuario

La procedura burocratica per riscattare il Santuario dell’Incoronata è stata lunga e laboriosa ed ha richiesto un notevole sacrificio ed un grande dispendio di energie a Mons. Farina.

Il 19 maggio 1932 il Vescovo con una lettera rivolta al Ministro di Giustizia e Culti di Roma, in virtù dell’art. 27 del Concordato Lateranense, fa richiesta “per ottenere che il Santuario dell’Incoronata ”, che si trova nel territorio della Diocesi di Foggia, “venga affidato con i relativi beni di sua pertinenza alla libera gestione della sua autorità ecclesiastica”.

 

Nel Verbale del Consiglio dell’Amministrazione degli Ospedali Riuniti di Foggia, tenutosi il 3 giugno 1934, si legge che in seguito ad una Nota del Prefetto del 2 aprile 1934, nella quale viene comunicato ufficialmente che il Vescovo di Foggia ha chiesto la consegna del Santuario dell’Incoronata si sensi dell’art. 27 del Concordato Lateranense. In seguito a ciò il Consiglio è invitato ad adottare i provvedimenti di sua competenza per adempiere a questa richiesta del Vescovo di Foggia. Dopo un’ampia relazione sulla storia del Santuario, in cui si è considerato anche lo stato precario in cui si trova il fabbricato del Santuario e delle altre case ad esso annesse, il Consiglio delibera “la consegna del Santuario dell’Incoronata al Vescovo di Foggia a condizione che a favore degli Ospedali e dei Conservatori Raggruppati venga consolidata in perpetuo una rendita di £. 22.500 pari alla media degli ultimi proventi del decennio 1922-1931”.

Questa delibera fu oggetto di controversie, durate quasi quattro anni, che hanno comportato un lungo carteggio tra il Vescovo, le Autorità Governative e gli Ospedali Riuniti di Foggia. Si arrivò così ad una seconda delibera, del 3 aprile 1938, in cui veniva ridotta la richiesta di rendita a £ 14.000, di cui £. 7.000 agli ospedali Riuniti e £. 7.000 ai Conservatori Raggruppati, rendita che doveva essere corrisposta anche se il Santuario per qualche grave motivo dovesse non aprirsi nel periodo dei pellegrinaggi.

Il Vescovo comunica immediatamente alla Sacra Congregazione del Concilio le richieste di questa seconda delibera. La Sacra Congregazione in data 25 aprile 1938 risponde al Vescovo, affermando che non può essere accettata questa condizione di £. 14.000, perché vincolata sulle offerte che sono un cespite aleatorio. Per questo il Vescovo deve chiedere la consegna del Santuario, ai sensi dell’art. 27 del Concordato”, quindi senza alcun onere.

Il Vescovo in una lettera del 3 agosto 1938 si rivolge al Presidente degli Ospedali Riuniti, facendo formale domanda, come suggerito dalla Sacra Congregazione del Concilio, della consegna del Santuario dell’Incoronata, senza alcun onere ai sensi dell’art. 27 del Concordato.

Dinanzi a questa domanda gli Ospedali Riuniti hanno insistito sulle loro richieste: si è creata così una situazione di stallo, che ha ritardato di altri mesi la consegna del Santuario nelle mani del Vescovo.

A questo punto Mons. Farina, per sbloccare questa situazione, in data 22 marzo 1939 scrive al Presidente degli Ospedali Riuniti di Foggia, invitandolo a fare una cessione pura e semplice del Santuario, senza alcun onere, così come richiesto dalla S. Sede, che non può recedere da questa decisione, ”trattandosi di questione di principio rafforzata anche dal parere recente del Consiglio di Stato in materia”. Il Vescovo da parte sua si impegna a fare una libera elargizione di £ 200.000 in titoli di rendita dello Stato Italiano al 5%, di cui £ 100.000 saranno intestati agli ospedali Riuniti e £ 100.000 ai Conservatori Raggruppati.

Mons. Farina, essendo questa proposta un onere molto elevato per la Diocesi, l’ha fatta, fidandosi della Divina Provvidenza e contando certamente anche sulle sue risorse personali. Tutto questo egli lo ha fatto per far rifiorire il Santuario, cui era connesso il bene delle anime, ma anche – cosa che gli stava tanto a cuore – per offrire alle Opere Pie, beneficiarie delle offerte del Santuario, un capitale fruttifero che compensasse le mancate entrate, provenienti dal Santuario.

Il 13 aprile 1939 il Consiglio di Amministrazione degli Ospedali Riuniti ha discusso questa proposta del Vescovo, accettandola all’unanimità. Per questo – si legge nel verbale del detto Consiglio – “stante l’imminenza dell’apertura del Santuario può consentirsi la consegna provvisoria (del Santuario) a S. E. il Vescovo salva la stipula degli atti necessari, per il definitivo passaggio del Santuario all’Autorità Ecclesiastica.

Due giorni dopo, il 15 aprile 1939, viene compiuto l’atto ufficiale della Consegna provvisoria del Santuario attraverso la consegna delle chiavi del detto Santuario al Vescovo Mons. Farina, come risulta dal Verbale, sottoscritto nel giorno sopra indicato da Mons. Fortunato Maria Farina, Vescovo di Troia e Foggia, da Annino Gentile (Presidente degli Ospedali Riuniti di Foggia), da Ernesto Perrucci (Presidente dei Conservatori Raggruppati di Foggia) e dal Sac. Michele Scotto (Segretario del Vescovo).

Da questo momento il Santuario dell’Incoronata di Foggia è sotto la giurisdizione piena del Vescovo di Foggia. Difatti nell’ ultimo sabato di aprile del 1939 Mons. Farina partecipa al rito della “Vestizione della Madonna”, libero ormai di disporre la cerimonia nel modo più rispondente a criteri pastorali. “Egli volle che questa si svolgesse sulla balconata prospiciente la navata, anziché sopra l’altarino della nicchietta, non visibile dalla folla che si pigiava in chiesa vociando e sgomitando in attesa che la cerimonia finisse. Fu un avvenimento! Il rito si svolse nel raccoglimento della preghiera guidata dalla parola del Vescovo e animata dal suo fervore commosso e commovente”.

 

Il periodo della guerra e del dopoguerra

Pochi mesi dopo, precisamente il 10 giugno 1940, l’Italia entrò in guerra e tutti i santi progetti di Mons. Farina per far rifiorire spiritualmente il Santuario dell’Incoronata furono fermati: Il bosco dell’Incoronata divenne un deposito di materiale bellico e più volte fu bombardato.

Per mettere in salvo la statua della Madonna Incoronata, dopo i primi bombardamenti della fine di Maggio 1943, il 5 giugno successivo Mons. Farina la fece trasferire nella Cattedrale di Troia, dove rimase per circa tre anni… I fedeli, devoti dell’Incoronata, nel periodo dei pellegrinaggi venivano a Troia.

Nel  aprile 1946 la Madonna fece ritorno al suo Santuario: fu un trionfo! La venerata Statua fu portata a spalle da Troia a Foggia dai reduci di guerra e rimase esposta vari giorni nella Cattedrale di Foggia prima del suo ritorno definitivo al suo Santuario.

Il 28 maggio 1948 inizia la “peregrinatio” della Madonna Incoronata nei comuni della Provincia. Essa è durata 17 giorni ed ha toccato 47 paesi.

Sempre nel 1948, dopo questa “peregrinatio”, nel periodo dei pellegrinaggi vi è stato un afflusso straordinario di pellegrini: i fedeli, devoti dell’Incoronata, hanno risposto così al dono della “peregrinatio”!

 

L’affidamento del Santuario ai Figli di Don Orione

Nel frattempo, appena finita la guerra, Mons. Farina, per offrire ai pellegrini dell’Incoronata un’assistenza spirituale più stabile, pensò di affidare la gestione del Santuario ai Figli di Don Orione, che già operavano a Foggia con tanto zelo nella Parrocchia S. Maria della Croce.

La prima richiesta del Vescovo agli Orionini porta la data del 15 dicembre 1945. In questa data – lo abbiamo già notato – il Vescovo Farina scrive a D. Carlo Sterpi, Superiore Generale dei Figli di Don Orione, allegandogli la copia autentica del Rescritto del S. Padre, che approva l’affidamento della Chiesa di S. Maria della Croce ai religiosi, figli di Don Orione, e nello stesso tempo fa una calorosa richiesta per l’affidamento del Santuario dell’Incoronata alla loro Congregazione religiosa. Dopo una fitta corrispondenza con i Superiori Generali, Don Sterpi prima e Don Pensa dopo, il 28 Febbraio 1949 arriva finalmente la risposta positiva da parte di Don Carlo Pensa.

In data 15 febbraio 1950 Mons. Farina, che aveva inviato alla S. Congregazione del Concilio copia della convenzione concordata con gli Orionini, riceve dalla suddetta S. Congregazione una lettera, firmata dal Prefetto, Card. Bruno, in cui vengono fatti dei rilievi al testo della suddetta Convenzione.

Fatte le dovute correzioni, questa convenzione è stata firmata il 9 marzo 1950 da S. E. Mons. Fortunato Maria Farina, Vescovo di Troia e Foggia e dal sac. Carlo Pensa, Superiore Generale dei figli della Divina Provvidenza.

Finalmente il Santuario dell’Incoronata viene affidato ufficialmente ai Figli di Don Orione il 26 aprile 1950. Questo atto di affidamento è preceduto dalla richiesta di Mons. Farina al S. Padre e dal Rescritto della S. Congregazione del Concilio emanato in data 19 aprile 1950, che dà facoltà al Vescovo Farina di affidare il Santuario dell’Incoronata ai Figli di Don Orione.

E’ certo che gli Orionini, quando è stato firmato questo Decreto di affidamento del Santuario ai figli di Don Orione, erano già presenti ed operanti nel Santuario dell’Incoronata. Ritengo che essi siano venuti nel Santuario alcuni giorni dopo il 9 marzo 1950, data in cui è stata firmata la Convenzione tra il Vescovo ed il Superiore Generale dei Figli di Don Orione.

Difatti il 1° aprile 1950 (era il sabato precedente la Domenica delle Palme), essendo il Vescovo malato, ha celebrato la S. Messa al Santuario Mons. Giovanni Rolla, Delegato Generale della Diocesi di Foggia. Dopo la Messa Don Michele Scotto, Segretario del Vescovo, con commosse parole, a nome del Vescovo, ha affidato il Santuario dell’Incoronata ai Figli di Don Orione nella persona di Don Giuseppe Callegari, che è stato il primo Direttore del Santuario.

Durante la Settimana Santa di questo Anno 1950, a partire da Martedì Santo (era il 4 aprile!) Mons. Farina si è aggravato a tal punto che si è temuto che morisse. Ma il Signore lo ha fatto ritornare in piedi. E non appena si è ristabilito ha fatto visita al Santuario dell’Incoronata. Rendendosi conto della situazione, con le sue difficoltà, ha incoraggiato gli Orionini, esortandoli a seguire lo slancio apostolico di Don Orione, facendo sorgere anche opere di carità attorno al Santuario.

 

Il successivo 13 aprile 1950 Mons. Farina, pur essendo ancora malato, invia un messaggio di benedizione, che è stato pubblicato sul primo numero de “L’Incoronata”, Bollettino del Santuario dell’Incoronata di Foggia, retto dai Figli della Divina Provvidenza, e che qui di seguito riportiamo:

 

Benedizione di Mons. Fortunato Maria Farina

Nostro amatissimo Vescovo

 Benediciamo con profonda gioia dell’animo nostro questo periodico del Santuario della Madonna Incoronata. È una voce novella che viene opportunamente a congiungersi alle mille e mille che lodano e glorificano la misericordia della Vergine Santissima.

Le genti devote di questo Mezzogiorno d’Italia, che accorrono così numerose ogni maggio ai piedi della Bruna Regina, certamente gradiranno di ricevere, attraverso il Bollettino, notizie del caro Santuario e di sentirsi adesso legati col dolce vincolo del ricordo.

E tanto più questo vincolo sarà stretto e continuo, quanto più intensa e rigogliosa diverrà via via la vitalità del Santuario della Madonna Incoronata.

Con le Superiori Autorizzazioni Canoniche e la Benedizione della S. Sede Apostolica, infatti, abbiamo recentemente affidato ai Figli di D. Orione il nostro antico e veneratissimo Santuario, affinché essi ne curino l’officiatura e il servizio, e – seguendo lo slancio apostolico del loro Fondatore – vi facciano sorgere accanto opere di cristiana carità, e prima fra tutte un’oasi di spirituale riposo per quelle anime che vorranno attingere ai piedi della Madonna, luce e grazie per ritemprare le loro forze alle sacre ascensioni della vita cristiana.

Confidiamo nella bontà materna di Maria che – sotto la saggia guida di così degni Religiosi – possa il nostro Santuario assurgere a nuovi fasti, i quali, mentre glorificheranno la comune Madre, attesteranno altresì nei secoli alle genti future l’amore e la devozione dell’età nostra alla Regina di tutte le Grazie.

Troia, 13 Aprile 1950.

FORTUNATO M. FARINA

Vescovo di Troia e Foggia

 

Il giorno 29 Aprile 1950, ultimo sabato del mese, il Vescovo, nel gaudio del suo spirito, invia il seguente telegramma,  pubblicato nel secondo numero de “L’Incoronata”:

 

“Prima festa Madonna Incoronata celebrata dai Figli divina Provvidenza nel suo Santuario loro affidato inauguri nuovo fecondissimo apostolato a pro delle anime, accenda nuovo centro irradiatore di fede e di carità. Benedico tutti implorando sovrabbondanza divine grazie.

                                                                                                          Fortunato Farina

                                                                                                          Vescovo Troia – Foggia

 

Mons. Farina non ha visto l’opera realizzata

Riguardo alla progettazione del nuovo Santuario Mons. Farina aveva fatto redigere un progetto dall’Arch. Franco Schettini, che comportava un vasto complesso. Ma successivamente, dinanzi alle difficoltà, fu necessario ridiscutere la progettazione, e, fra le varie proposte, prevalse quella dell’Arch. Luigi Vagnetti, che poi è stata realizzata.

Mons. Farina, però, non ha visto realizzata l’opera, e nemmeno la fase iniziale della costruzione del nuovo tempio, perché, quando egli è morto, il 20 febbraio 1954, erano appena cominciati i lavori di recinzione della zona riservata al silenzio ed al raccoglimento intorno al santuario da costruire.

 

In occasione della Morte di Mons. Farina i Figli di Don Orione sul Bollettino del Santuario hanno pubblicato questo commosso annuncio:

 

Monsignor FORTUNATO MARIA FARINA

Arcivescovo di Adrianopoli di Onoriade

già amatissimo Vescovo di Foggia

è morto

A Lui i Figli di D. Orione devono perenne riconoscenza.

Li chiamò a lavorare nella sua Diocesi e affidò loro col Santuario dell’Incoronata, la Parrocchia della Madonna della Croce: li ebbe carissimi.

Mentre raccomandiamo l’Anima eletta alla misericordia del Signore, esortiamo gli amici del Santuario a voler recitare a suffragio del santo Vescovo la bellissima preghiera che egli dettò ad onore dell’Incoronata e che si legge sulle immaginette della Madonna.

La materna bontà di Maria SS. che fu stella luminosa del suo Episcopato, lo accolga benigna in Paradiso e Gli permetta di vigilare Angelo tutelare sul tanto amato Santuario dell’Incoronata.

 

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Concludo con queste parole che Mons. De Santis ha scritto nella Biografia di Mons. Farina:

 

“Il nuovo santuario vedrà certamente uno dei suoi altari[2], dedicato a Don Orione, elevato proprio quest’anno (1980) alla gloria dei Beati. E’ un onore che gli spetta perché tutto il “rifiorimento” auspicato è dovuto allo zelo e alla intraprendenza dei suoi figli.

Ma il Santuario dovrà erigere fra le sue mura anche un degno ricordo del Vescovo, che, con la sua molteplice e paziente opera, riuscì a porre tutte le premesse perché esso assurgesse alla vitalità religiosa e sociale che gli valse il titolo di Basilica.

E chi sa che quel “ricordo” non possa essere anche per lui un altare?”[3]

 

Mi permetto aggiungere ancora una nota. Penso che non sia stato casuale il fatto che la conclusione della fase diocesana del processo canonico per il riconoscimento delle virtù eroiche del Servo di Dio, Mons. Fortunato Maria Farina, si sia svolta l’8 maggio 2008 nel Santuario dell’Incoronata. Il tutto è avvenuto secondo il disegno della Divina Provvidenza che ha disposto così, quasi come un riconoscimento per il paziente lavoro di tanti anni, svolto da Mons. Farina, per riportare in alto questo Santuario, ripristinandolo come luogo di grazia, di preghiera, di misericordia, di pace e di grande carità.

Oggi quel processo ha avuto il suo termine, per cui Mons. Farina è diventato Venerabile[4]. La Chiesa ce lo addita come esempio per la nostra vita. Siamo ora in attesa che per sua intercessione il Signore compia un miracolo, per poterlo vedere Beato. Se questo, come io spero, avverrà, io sogno che il rito della sua Beatificazione possa svolgersi nel Santuario dell’Incoronata, sotto lo sguardo materno di Maria, che egli ha tanto amato e venerato.

Don Luigi Nardella

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1 Il terzo quesito è sul culto del Santuario.

2 In quegli anni nelle chiese e nei santuari vi erano ancora più altari. Oggi, in attuazione delle norme liturgiche, nelle chiese e nei Santuari di nuova costruzione non ci sono più diversi altari.

3 Cf. Mario De Santis, Mons. Fortunato Maria Farina, Foggia, Ristampa 1995, pag. 292.

4 Il Decreto per il riconoscimento delle virtù eroiche del Servo di Dio, Mons. Fortunato Maria Farina, è stato emanato dalla Congregazione dei Santi il 23 novembre 2020.