RELIQUIE DI SANT’AMANZIO COLLOCATE SOTTO L’ALTARE DELLA
CAPPELLA DELL’ULTIMA CENA (CAPPELLA DELLE RELIQUIE)

Nella cappella dell’ULTIMA CENA , sotto l’altare, sono custodite le Reliquie di sant’Amanzio del quale riportiamo alcune informazioni.

SANT’AMANZIO (Martire a Roma sulla Via Labicana)

 Nel Santuario dell’Incoronata sono custodite le sue ossa in una teca insieme a del sangue in un’ampolla.
Il Card. Colonna, Abate commendatario dell’Incoronata, le avrebbe portate a Foggia verso la metà del XVIII secolo.

Amanzio era un cittadino romano che per la sua fede in Cristo fu martirizzato sulla Via Labicana a Roma insieme ad Giacinto, Ireneo e Zotico, anch’essi cristiani.

Sant’Amanzio fu ucciso durante le persecuzioni di Diocleziano, tra la fine del III e l’inizio del IV secolo.

Si pensava che lui e i suoi amici fossero militari per un errore d’interpretazione, frequente nei martirologi storici e nel Geronimiano, per cui fu scambiata l’indicazione topografica mil. (miliario cioè miglio) con milites che significa militari.

Circa la vita e il martirio di questi quattro seguaci di Cristo npn ci è nota, purtroppo, alcuna Passio dei martiri che ci possa dare notizie sulla loro vita o sull’anno preciso del loro martirio[1].

Ricostruzione dello ‘spostamento’ delle ossa di sant’Amanzio presenti al Santuario.

All’inizio Amanzio, Zotico e Ireneo erano lì nel luogo dove subirono il martirio cioè sulla Via Labicana presso il X miglio, e Giacinto presso il XIV miglio. Al X miglio è stata rinvenuta una catacomba che conteneva le spoglie dei martiri; sopra di essa sono stati rinvenuti i resti di una basilica ipogea che aveva trasformato l’area della tomba in una cripta quadrangolare databile alla fine del IV secolo[2]. Il luogo fu da sempre meta di pellegrinaggio dei fedeli per venerare i martiri e questo diviene per noi segno evidente della loro autenticità.

[2]    D. Mastrorilli, Il complesso monumentale di S. Zotico al X miglio della via Labicana: nuove acquisizioni, in AIACNews, 2 (2010), pp. 13-15, in particolare p. 14.

Papa Leone III (795-816), conosciuto per aver incoronato Carlo Magno nella notte di Natale dell’800 imperatore del Sacro Romano Impero, fece fare in quel luogo dei restauri importanti, segno che all’inizio del IX secolo la gente del posto venerava ancora i suoi martiri [3].

Al principio del IX secolo le incursioni saracene sulle coste e alle città italiane erano divenute una seria minaccia e la stessa Roma verrà saccheggiata dai saraceni nell’846 per cui, per motivi di sicurezza, nell’817 le ossa dei Martiri furono traslate da papa Pasquale I all’interno della città, presso la Basilica di Santa Prassede.

Nel Sinodo Romano del 1725 si decise di scavare presso la Basilica di Santa Prassede per ritrovare le ossa degli antichi martiri, cosicché dal 1726 al 1734 vennero eseguiti gli scavi che portarono al ritrovamento di molte ossa di Martiri romani.

Nel XVII secolo fu costruita la Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro ad Duas Lauros accanto al Mausoleo-Cimitero di S. Elena, sulla Via Labicana antica (oggi Via Casilina), ed è probabile che dato che nella metà del XVIII secolo, la Chiesa fu ampliata, parte delle ossa di Sant’Amanzio siano state traslate lì per la consacrazione dell’altare mentre le altre furono prese dal Card. Colonna per esser portate, verso la metà del sec. XVIII[4] , al Santuario della Madonna Incoronata di Foggia dove si trovano tutt’ora!

Autenticità delle ossa di Sant’Amanzio presenti al Santuario.

Alcuni archeologi ed esperti di antichità cristiane del passato come Antonio Bosio (1575-1629), Marcantonio Boldetti (1663-1749), Giovanni Battista de Rossi (1822-1894) ed Enrico Stevenson (1854-1898) hanno rinvenuto un cunicolo nel luogo in cui erano sepolti i tre martiri (Zotico, Amanzio e Ireneo) ritrovando anche una tomba con presenza di tentativi di abbellimento, come un lacero affresco, del IV-V secolo che rappresentava tutti e quattro i santi martiri (compreso Giacinto) che erano commemorati il 10 febbraio. A queste attestazioni si deve aggiungere la lunga tradizione di devozione dei fedeli, attestata fin dal IV secolo, a cui non si può non prestare fede.

La Memoria di Sant’Amanzio, le cui ossa sono custodite nel Santuario, si festeggia il giorno 10 febbraio.

[1]   A. Amore, Zotico, Ireneo, Giacinto e Amanzio, in Bibliotheca Sanctorum, XII, Roma 1969, pp. 1506-1508, in particolare p. 1507.

[2]    D. Mastrorilli, Il complesso monumentale di S. Zotico al X miglio della via Labicana: nuove acquisizioni, in AIACNews, 2 (2010), pp. 13-15, in particolare p. 14. (PAG 13-15 Il Complesso Monumentale Di S Zotico Al)

[3]   Liber Pontificalis, II, 2.

[4]  Un’epigrafe presente nel vecchio santuario dell’Incoronata ricordava la provenienza delle ossa del santo proprio dal Cimitero-Mausoleo di Sant’Elena sulla Via Labicana antica “A X O | SACR. CORPUS J. XSTI MART. AMANTII | NOMINE PROPRIO REPERTUM | CUM HAC INSCRIPTIONE IN MARMORE EXARATA | AMANTIO DULCI PARENTI | ET CUM VASE VITREO SANGUINE RESPERSO | EX COEMETERIO S. HELENAE EXTRACTUM.”: vedi M. Di Gioia, La Diocesi di Foggia, Leone, Foggia 1955, p. 268; cit. anche in Una reliquia insigne – S. Amanzio, in Archivio Inc. Bollettino Santuario.

N.B.: Il presente articolo è frutto di uno studio condotto dal Dott. Luca Demontis,
Direttore della Biblioteca dell’Istituto Teologico Don Orione di Roma
e don Gaetano Ceravolo, Vicerettore del Santuario dell’Incoronata di Foggia.